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24 Giu 2014
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Analisi della normativa sugli stupefacenti post Cote Costituzionale 32/14 (Massimario, 2014)

Autore Cassazione penale

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Analisi delle novità del testo unico introdotte a seguito della incostituzionalità dalla “Fini-Giovanardi”: la relazione del massimario della Corte di Cassazione del giugno 2014.

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23 Giu 2014
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Si ridetermina la pena definitiva per stupefacenti dopo la sentenza 32/14 Corte Costituzionale?

Autore Nicola Canestrini

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Quali effetti della sentenza 32/14 della Corte Costituzionale 32/14 sulle condanne passate in giudicato per spaccio di sostanze stupefacenti cd. leggere (hashish, marijuana)? 

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8 Giu 2014
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Trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time: quali tutele per il lavoratore?

Autore Avv. Federico Massara

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Capita sovente che il datore di lavoro proponga ai propri dipendenti una riduzione d’orario al fin di far fronte a difficoltà “inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.": quali alternative per il lavoratore?

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1 Giu 2014
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L'articolo 73 TU stupefacenti dal 1990 con le modifiche 2006, 2011, 2013 e 2014

Autore Nicola Canestrini

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La sentenza della Corte Costituzionale nel ricorso 227/2013 che il 12 febbraio 2014 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale – per violazione dell’art. 77, secondo comma, della Costituzione, che regola la procedura di conversione dei decreti-legge – degli artt. 4-bis e 4-vicies ter del d.l. 30 dicembre 2005, n. 272, come convertito con modificazioni dall’art. 1 della legge 21 febbraio 2006, n. 49, così rimuovendo le modifiche apportate con le norme dichiarate illegittime agli articoli 73, 13 e 14 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico in materia di stupefacenti) pone *rilevanti problemi di diritto intertemporale dovendo l'interprete applicare la  legge più favorevole*.

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15 Maggio 2014
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Ricorsi CEDU: una guida per gli avvocati

Autore Consiglio degli Ordini forensi d’Europa (Ccbe)

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Ricorsi alla Cedu: la guida del CCBE per gli avvocati

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8 Maggio 2014
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Ne bis in idem e CEDU

Autore Massimario della Cassazione penale

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1. La decisione della Corte EDU. - 2. Le ragioni della condanna ed i criteri interpretativi da utilizzare per stabilire il carattere penale delle norme di diritto interno: a) I criteri riferibili alla giurisprudenza della Corte EDU; b) I criteri riferibili alla giurisprudenza della Corte di giustizia europea; c) Spunti problematici nel confronto tra CEDU e CGUE. – 3. I motivi accolti dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo nella sentenza Grande Stevens e altri c. Italia. - 3.1. Il caso sottoposto alla Corte EDU. - 3.2. Il primo motivo di ricorso accolto: la violazione dell’art. 6 § 1 CEDU. - 3.3. Il secondo motivo di ricorso accolto: la violazione dell’art. 4 del Protocollo n.7. – 3.3.a. Le affermazioni della Corte EDU in tema di “stesso fatto”. – 3.3.b. L’interpretazione della direttiva 2003/6. - 3.3.c. Le affermazioni della Corte EDU sulla sentenza Aklagaren c. Akerberg Fransson. – 4. L’opinione in parte concordante e in parte dissenziente di due componenti della Corte EDU nella pronuncia Grande Stevens e altri c. Italia: la denuncia di limitata applicazione del principio del ne bis in idem nel caso di una condanna definitiva ad una sanzione amministrativa. 5. La giurisprudenza della Corte di cassazione sul rapporto tra illeciti amministrativi e illeciti penali alla prova dell’orientamento della Corte EDU. - 5.1. Recenti pronunce delle Sezioni Unite sul tema del rapporto di specialità tra illeciti amministrativi e penali. - 5.2. Gli orientamenti sull’art. 9 della legge 24 novembre 1981, n.689. - 5.3. Altri casi di interesse per la giurisprudenza di legittimità. - 5.4. La sentenza della Cassazione “Labella” del 2006 e le affermazioni sul rapporto tra fattispecie penale ed amministrativa di manipolazione del mercato. - 6. Conclusioni. 

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1 Apr 2014
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Costruire guerrieri. Autoritarismo e personalità fasciste nelle forze armate italiane

Autore Charlie Barnao, Pietro Saitta

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Malgrado le retoriche su una polizia e un esercito «di prossimità», razzismo, “rambismo”, “proattivismo” caratterizzano, di fatto, il modo di “fare polizia” e imporre l’ordine in un numero di paesi: quali radici?

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28 Mar 2014
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Diffamazione aggravata da motivi razziali a mezzo Facebook: qualche riflessione

Autore Nicola Canestrini, Giovanni Guarini

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La Convenzione di New York, ratificata in Italia con la L. n. 654/1975 sostituito dal d.l. 26 aprile 1993 n. 122 - c.d. "Decreto Mancino" - convertito con modifiche nella L. 25 giugno 1993 n. 205, estende la rilevanza penale anche alle manifestazioni discriminatorie attinenti alla sfera "religiosa", oltre a quelle razziale, etnica e nazionale, e mediante l'incriminazione di singoli "atti" di contenuto discriminatorio accanto alle condotte di "incitamento" o di provocazione di altri a porre in essere azioni di tale natura.

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20 Feb 2014
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Incostituzionalità dell'art. 73 TU stup: qualche conseguenza su prescrizione, giudicato, patteggiamenti pendenti

Autore Luca Semeraro

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Tutte le pene fondate sul “nuovo ed incostituzionale” art. 73 d.p.r. 309/1990, devono essere riportate nei limiti del vecchio quarto comma dell’art. 73 d.p.r. 309/1990?

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20 Feb 2014
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Fotografie, diritto d'autore e siti web

Autore Nicola Canestrini

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QUALI SONO LE REGOLE DA SEGUIRE PER PUBBLICARE SU UN SITO UNA FOTOGRAFIA O UN RITRATTO?

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Recenti Pubblicazioni

Non c' reato di coltivazione per minima quantità di principio attivo (Cass. pen., 33835/14)

A fronte della realizzazione della condotta tipica, che è la coltivazione di una pianta conforme al "tipo botanico" e che abbia, se matura, raggiunto la soglia di capacità drogante minima, il giudice potrà e dovrà valutare se la condotta stessa sia del tutto inidonea alla realizzazione della offensività in concreto: l'ambito di tale riconoscibile inoffensività è, ragionevolmente, quello del conclamato uso esclusivamente personale e della minima entità della coltivazione tale da escludere la possibile diffusione della sostanza producibile e/o l'ampliamento della coltivazione; l'onere della prova, spettando all'accusa dimostrare la realizzazione del fatto tipico, va ritenuto tendenzialmente a carico dell'imputato anche se è probabile che la condizione di inoffensività sia di immediata percezione. Risulta quindi corretta la valutazione del procuratore generale che ha proposto impugnazione laddove ritiene che tale totale assenza di offensività in concreto ricorre nel caso di specie in cui all'imputato risultava sequestrato "un vaso con due piantine (dell'altezza di 33 cm) di marijuana" la prima "dalla quale potevano ricavarsi circa 750 mg di foglioline, con THC pari all'1,48 %,; pertanto, erano presenti 11 mg di THC (quantitativo inferiore al valore della quantità massima detenibile, equivalente a poco meno di Y2 di dose media singola)" e la seconda ".... dalla quale potevano ricavarsi circa 500 mg di foglioline, con THC pari all'1,59%, per cui erano presenti 8 mg di THC (quantitativo inferiore al valore della quantità massima detenibile, equivalente a circa 1/3 di dose media singola)".



Tortura e divieto di estradizione: basta lo sforzo del governo brasiliano (cass. pen., 30087/14)

Per dare corso all'estradizione vi deve essere la verifica di condizioni ostative, fra i quali il mancato rispetto dei diritti fondamentali nello stato richiedente (artt. 698, comma 1, e 705, comma 2, c.p.p.): se è vero che la sussistenza dei presupposti per negare l'estradizione può essere desunta anche da documenti e rapporti elaborati da organizzazioni non governative (quali, ad es., "Amnesty International" e "Human Rights Watch"), la cui affidabilità sia generalmente riconosciuta sul piano internazionale, per ritenere superate le perplessità basta che le autorità "si sforzino".




Giudicato penale e azione amministrativa (Cons. Stato 3282/14)

Laddove l'autorità amministrativa non abbia preso parte al giudizio penale concluso con l’assoluzione del ricorrente non sussiste alcun vincolo di giudicato ex art. 652 c.p.p. che impedisca l’autonomo apprezzamento dei fatti oggetto dei provvedimenti impugnati da parte del G.A.: quindi il giudice amministrativo, in mancanza di un espresso divieto di legge e in ossequio al principio dell’atipicità delle prove, ben può utilizzare come fonte anche esclusiva del proprio convincimento le prove raccolte nel giudizio penale conclusosi con sentenza non esplicante autorità di giudicato nei confronti di tutte le parti della causa amministrativa e ricavare gli elementi di fatto dalla sentenza e dagli altri atti del processo penale, purché le risultanze probatorie siano sottoposte a un autonomo vaglio critico svincolato dall’interpretazione e dalla valutazione che ne abbia già dato il giudice penale, e purché la valutazione del materiale probatorio sia effettuata in modo globale e non frammentaria e limitata a singoli elementi di prova”.



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