1 Mar 2013

Antiriciclaggio per avvocati, clienti e studi legali

Nicola Canestrini

Taggato: antiriciclaggio, evasione fiscale, terrorismo, d.lg.s 231/2007

Non è vero che gli avvocati (ed i loro clienti) non debbano preoccuparsi della normativa antiriciclaggio, che invece va conosciuta e rispettata nei passaggi fondamentali (adeguata verifica del cliente, registrazione e conservazione, eventuale segnalazione), fatto sempre salvo la tutela del diritto di difesa (essendo escluso l'obbligo di segnalazione di “informazioni che essi ricevono  (..) nell’espletare dei “compiti di difesa o di rappresentanza” del cliente “in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza” preliminare, “ove tali informazioni siano ricevute ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso”, art. 12/2 D. Lvo n. 231/2007).

Già il d.lgs. 56/2004 aveva esteso gli obblighi di cui agli artt 2 (identificazione del cliente e registrazione dei dati relativi alle operazioni effettuate dal cliente) e 3 (segnalazione operazioni sospette) della legge 197/1991 ai liberi professionisti dell'area economico-legale, facendo rinvio ad un successivo Decreto del Ministero dell'Economia (D.M. 3 febbraio 2006 n. 141 - c.d. Regolamento professionisti).

Il testo di riferimento ora è rappresentato dal D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 (di seguito Decreto) recante “Attuazione della direttiva 2005/60/Ce concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/Ce che ne reca misure di esecuzione”, così come modificato da interventi successivi ed in particolare dal D.Lgs. 25 settembre 2009, n. 151; il d.lgs. 231/2007 è in vigore dal 29 dicembre 2007 che abroga la normativa previgente (con scadenze diverse: a decorrere dal 30 aprile 2008, alcune disposizioni della legge 197/1991 ma già dal 29 dicembre 2007 l'intero d.lg. 56/2004 e i relativi provvedimenti di attuazione (tra i quali il menzionato D.M. 141).

Verranno qui illustrati (come nell'allegato pdf) i tratti essenziali della disciplina, con l’avvertenza che, per farne corretta applicazione, è però assolutamente necessario un suo esame analitico.

Prima di trattare dei singoli obblighi, il Decreto (art. 12) si preoccupa di precisare i limiti di applicazione degli stessi e così, quanto agli avvocati:

a) prevedendone l’applicazione solo nel caso di compimento, in nome o per conto dei clienti, di qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare, e di assistenza nella predisposizione o nella realizzazione di determinate operazioni  e cioè

      1. il trasferimento a qualsiasi titolo di diritti reali su beni immobili o attività economiche;
      2. la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni; 
      3. l'apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli;
      4. l'organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all'amministrazione di società;
      5. la costituzione, la gestione o l'amministrazione di società, enti, trust o soggetti giuridici analoghi;

b) escludendo l’obbligo di segnalazione per le informazioni che essi ricevono da un loro cliente o ottengono riguardo allo stesso, nel corso dell'esame della posizione giuridica del loro cliente o dell'espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull'eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso. 

 Il titolo II del Decreto si occupa dei singoli obblighi, espressamente così indicati:

(i) obblighi di adeguata verifica della clientela;

(ii) obblighi di registrazione;

(iii) obblighi di segnalazione[1].

 1. L’obbligo di adeguata verifica

 Gli obblighi di adeguata verifica della clientela sono limitati (art. 16) ai casi di prestazioni professionali che superano, secondo i criteri indicati nella norma, la soglia di 15.000 euro o che concernono operazioni di valore indeterminabile, o, ancora, quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o vi sono dubbi sulla veridicità o sull’adeguatezza dei dati in precedenza ottenuti ai fini dell’identificazione.

Verificare adeguatamente la clientela significa (art. 18):

a) identificare il cliente e verificarne l’identità;

b) identificare l’eventuale titolare effettivo [definito all’art. 1, lett. u), del Decreto quale la persona fisica per conto della quale e' realizzata un'operazione o un'attività, ovvero, nel caso di entità giuridica, la persona o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o controllano tale entità, ovvero ne risultano beneficiari secondo i criteri di cui all'allegato tecnico al Decreto] e verificarne l’identità (l’art. 2 dell’Allegato tecnico al Decreto prevede, tra l’altro, che per titolare effettivo nel caso di società si intende nella sostanza colui o coloro che possiedano o controllino direttamente o indirettamente una percentuale sufficiente delle partecipazioni al capitale sociale o dei diritti di voto, anche tramite azioni al portatore – salvo che in determinati casi, tra i quali quello delle società quotate su un mercato regolamentato –, ritenendosi soddisfatto tale criterio ove la percentuale corrisponda al 25% più uno di partecipazione al capitale sociale);

c) ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto continuativo o della prestazione professionale;

d) svolgere un controllo costante nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale.

Per modalità e tempi dell’identificazione e della verifica dell’identità del cliente e del titolare effettivo si rinvia all’art. 19, norma che precisa, tra l’altro, che l’identificazione e la verifica dell’identità del titolare effettivo impone, per persone giuridiche, trusts e soggetti analoghi, l’adozione di misure adeguate e commisurate alla situazione di rischio per comprendere la struttura di proprietà e di controllo del cliente. L’art. 19 prevede altresì che il controllo costante implica la verifica che le transazioni concluse durante il rapporto siano compatibili con la conoscenza del cliente, delle sue attività commerciali e del suo profilo di rischio, avendo riguardo, se necessario, all’origine dei fondi e tenendo aggiornati documenti, dati o informazioni detenute.

Lo stesso art. 19 prevede che il Ministero dell’Economia e delle finanze possa adottare disposizioni attuative di quanto previsto nello stesso art. 19, il che – alla luce dell’art. 66, primo comma, sopra ricordato – comporta che a tempo indefinito (essendo, quella dell’adozione di disposizioni attuative, una mera facoltà) gli avvocati debbano continuare ad applicare le norme (solo formalmente) abrogate di cui al D.M. n. 141/06 ed al Provvedimento dell’U.I.C. del 24 febbraio 2006, valutando quali di esse siano compatibili con il nuovo assetto normativo.

Il che rende ancora più gravosi i compiti di adeguata veridica della clientela introdotti con il Decreto, che costituiscono, come emerge anche da quanto ora si aggiungerà, un rilevante appesantimento dell’attività professionale.

L’art. 20 prevede (tra l’altro) che gli avvocati devono essere in grado di dimostrare agli Ordini che la portata delle misure adottate è adeguata al rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, la valutazione di tale rischio dovendo avvenire anche in considerazione di indici quali, tra gli altri, l’area geografica di residenza o della sede del cliente o della controparte, la ragionevolezza dell’operazione, del rapporto continuativo o della prestazione professionale in rapporto all’attività del cliente, l’area geografica di destinazione del prodotto, oggetto dell’operazione o del rapporto continuativo.

L’art. 22 stabilisce che gli obblighi di adeguata verifica dei clienti si applicano a tutti i nuovi clienti e che per la clientela già acquisita i suddetti obblighi si applicano al primo contatto utile, fatta salva la valutazione del rischio presente.

L’art. 23 prevede in linea generale che se i destinatari degli obblighi di adeguata verifica della clientela non sono in grado di rispettare quanto previsto dalle lettere a), b) e c) dell’art. 18, non possono instaurare il rapporto ovvero devono porvi fine e valutare se effettuare una segnalazione.

Prevede altresì che (tra l’altro) gli avvocati non siano obbligati ad applicare tale norma nel corso dell’esame della posizione giuridica del cliente o della difesa o rappresentanza dello stesso in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento.

Tale ultima previsione, nell’introdurre un’eccezione (tra l’altro) per la materia giudiziale alla regola secondo la quale l’impossibilità di rispettare (alcuni de)gli obblighi di adeguata verifica obbliga a non instaurare o ad interrompere il rapporto, presuppone che gli obblighi in questione si applichino, per gli avvocati, anche nella materia giudiziale, nella misura in cui essa sia compatibile con i sopra ricordati limiti di cui all’art. 12.

Il Decreto prevede poi obblighi di adeguata verifica della clientela semplificati e rafforzati.

             1 a) Obblighi semplificati

Gli obblighi semplificati (artt. da 25 a 27) ricorrono in particolari circostanze (ad esempio: il cliente è un ente creditizio o finanziario comunitario soggetto alla direttiva); in tali casi vanno comunque raccolte informazioni sufficienti per stabilire se il cliente si trovi nelle condizioni che legittimano l’applicazione degli obblighi semplificati.

Gli obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela non si applicano qualora si abbia motivo di ritenere che l'identificazione effettuata ai sensi dell’art. 25 non sia attendibile ovvero qualora essa non consenta l'acquisizione delle informazioni necessarie.

            1 b) Obblighi rafforzati

Gli obblighi rafforzati (art. 28) ricorrono nei casi di rischio più elevato di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e, comunque, nei casi espressamente previsti, quali:

(i) l’assenza fisica del cliente (che impone particolari accorgimenti – tra i quali quello di assicurarsi che il primo pagamento relativo all’operazione avvenga tramite un conto intestato al cliente presso un ente creditizio –), a meno che non si versi in particolari casi, quali, tra gli altri, la già avvenuta identificazione in relazione ad un rapporto in essere, purché le informazioni siano aggiornate, o la circostanza che i dati identificativi e le altre informazioni da acquisire risultino da documenti qualificati, espressamente indicati;

(ii) le operazioni, i rapporti continuativi o le prestazioni professionali con persone politicamente esposte residenti in un altro Stato comunitario o extracomunitario (che impongono, tra l’altro, di adottare ogni misura adeguata per stabilire l’origine del patrimonio e dei fondi impiegati nel rapporto continuativo o nell’operazione).

In taluni casi, espressamente previsti, al dichiarato fine di evitare il ripetersi di procedure di cui all’art. 18, lettere a), b) e c), è possibile fare affidamento sull’assolvimento degli obblighi di adeguata verifica effettuato da terzi, pur restando, la relativa responsabilità, in carico ai destinatari degli obblighi che fanno ricorso ai terzi (artt. da 29 a 35).

 

 2. L’obbligo di registrazione (e conservazione)

 Il secondo obbligo è l’obbligo di registrazione, al quale si accompagna quello di conservazione.

Va premesso che gli artt. da 36 a 40 del Decreto, e perciò anche gli obblighi in questione, non si applicano nelle ipotesi di obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela di cui all’art. 25.

L’obbligo di registrazione concerne (art. 36, secondo comma) determinate informazioni, espressamente  indicate, relative al cliente, al titolare effettivo ed alle caratteristiche della prestazione (quali, tra l’altro, i mezzi di pagamento), salvo quanto si indicherà in relazione al tipo di registro (informatico o cartaceo) adottato; la registrazione va fatta tempestivamente e comunque

  • non oltre il trentesimo giorno successivo al compimento dell'operazione
  • ovvero all'apertura, alla variazione e alla chiusura del rapporto continuativo
  • ovvero all'accettazione dell'incarico professionale, all'eventuale conoscenza successiva di ulteriori informazioni,
  • o al termine della prestazione professionale.

La scelta fra le diverse (confuse) scadenze alternative va fatta in modo da garantire l'uniformità di trattamento della clientela.

L’obbligo di conservazione concerne (art. 36, primo e secondo comma): (i) le informazioni oggetto di registrazione di cui ora si è detto, per dieci anni; (ii) quanto agli obblighi di adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo, la copia o i riferimenti dei documenti richiesti, per dieci anni dalla fine del rapporto continuativo o della prestazione professionale; (iii) quanto all’attività professionale svolta, le scritture e le registrazioni (consistenti nei documenti originali o nelle copie aventi analoga efficacia probatoria nei procedimenti giudiziari), per dieci anni dall’esecuzione dell’operazione o dalla cessazione del rapporto continuativo o della prestazione professionale.

L’art. 36 prevede che dati e informazioni registrate in base all’obbligo in esame siano utilizzabili ai fini fiscali.

Per la registrazione può essere utilizzato un archivio informatico ovvero un registro cartaceo (art. 38).

Rinviando per il resto all’art. 38, si rileva che dalla lettura dello stesso pare evincersi che nel registro informatico vada annotato quanto sopra indicato con riferimento all’art. 36, mentre in quello cartaceo (che in effetti viene definito “registro della clientela a fini antiriciclaggio”) vadano conservati i dati identificativi del cliente [di cui all’art. 1, comma 2, lett. g) del Decreto], mentre la documentazione e gli ulteriori dati e informazioni sono conservati nel fascicolo relativo a ciascun cliente.

 

3. L’obbligo di segnalazione

 Il terzo obbligo previsto dalla normativa antiriciclaggio è l’obbligo di segnalazione.

L’art. 41 prevede che la segnalazione vada inviata da chi sa, sospetta o ha motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Aggiunge che il sospetto è desunto dalle caratteristiche, entità, natura dell’operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui è riferita, in base agli elementi a disposizione dei segnalanti, acquisiti nell’ambito dell’attività svolta ovvero a seguito del conferimento di un incarico.

Prevede che il contenuto delle segnalazioni venga definito dalla Uif con proprie istruzioni ai sensi dell’art. 6, comma 6, lett. e-bis) del Decreto.

E’ prevista l’adozione di indici di anomalia; la circolare ministeriale sopra ricordata precisa che (allo stato) continuano ad applicarsi quelli vigenti.

Nello stabilire che la segnalazione va effettuata senza ritardo e ove possibile prima del compimento dell’operazione, l’art. 41 precisa che occorre astenersi dal compiere l’operazione finché la segnalazione non è avvenuta, a meno che l’astensione non sia possibile tenuto conto della normale operatività, o possa ostacolare le indagini.

Va segnalato che l’art. 23, che tratta – come si è visto sopra – dell’obbligo di astensione qualora i soggetti tenuti non siano in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica della clientela di cui all’art. 18, lettera a), b) e c), prevede altresì che, prima di effettuare la segnalazione di operazione sospetta alla UIF ai sensi dell'articolo 41 e al fine di consentire l'eventuale esercizio del potere di sospensione di cui all'articolo 6, comma 7, lettera c), gli enti e le persone soggetti al Decreto si astengano dall'eseguire le operazioni per le quali sospettano vi sia una relazione con il riciclaggio o con il finanziamento del terrorismo; aggiunge che nei casi in cui l’astensione non sia possibile, in quanto sussiste un obbligo di legge di ricevere l’atto, ovvero l’esecuzione dell’operazione per sua natura non possa essere rinviata, o l’astensione possa ostacolare le indagini, permane l'obbligo di immediata segnalazione di operazione sospetta ai sensi dell'articolo 41.

Le segnalazioni di operazioni sospette effettuate ai sensi e per gli effetti degli artt. da 41 a 48 del Decreto non costituiscono violazione degli obblighi di segretezza, del segreto professionale o di eventuali restrizioni alla comunicazione di informazioni imposte in sede contrattuale o da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative e, se poste in essere per le finalità ivi previste e in buona fede, non comportano responsabilità di alcun tipo (art. 41, comma 6).

L’art. 43 prevede che la segnalazione vada fatta all’Uif, ovvero agli ordini professionali individuati con decreto interministeriale, i quali la inoltrano senza ritardo all’Uif, priva del nominativo del segnalante.

L’art. 45 prevede, tra l’altro, garanzie si riservatezza per il segnalante, anche stabilendo che l’identità di questi non sia menzionata nel caso di denuncia o di rapporto ai sensi degli artt. 331 e 347 cod. proc. pen., ma subito dopo aggiungendo che l’identità delle persone fisiche possa essere rivelata quando l’autorità giudiziaria, con decreto motivato, lo ritenga indispensabile ai fini dell’accertamento dei reati per i quali si procede.

L’art. 46 prevede, tra l’altro: che i soggetti obbligati alla segnalazione e coloro che ne siano comunque a conoscenza non possono dare comunicazione dell’avvenuta segnalazione al di fuori dei casi previsti dal Decreto; che i soggetti obbligati alla segnalazione non possono comunicare al soggetto interessato o a terzi l’avvenuta segnalazione o che è in corso o può essere svolta un’indagine in materia di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo; che la comunicazione può avvenire tra i professionisti contemplati dal Decreto che facciano parte della stessa associazione professionale (in qualità di dipendenti o collaboratori, aggiunge il quinto comma dell’art. 46), con particolari previsioni per il caso in cui questi siano situati in Paesi terzi.

Anche la comunicazione dell’eventuale archiviazione della segnalazione risulta sottoposta agli stessi divieti di comunicazione ai clienti o ai terzi di cui all’art. 46, commi 1 e 3 (art. 48).

Per completezza si segnala che gli art. da 49 a 51 prevedono misure ulteriori.

Alcune di quelle dell’art. 49 sono le seguenti: (i) il divieto di trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera quando il valore di trasferimento è complessivamente pari o superiore a 12.500 euro, anche se effettuato con pagamenti artificiosamente frazionati (potendo, il trasferimento, avvenire per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane S.p,A.): (ii) la previsione che i moduli di assegni bancari e postali vengano rilasciati con la clausola di non trasferibilità, salva la possibilità di richiedere per iscritto il rilascio di assegni bancari e postali in forma libera; (iii) la previsione che gli assegni bancari e postali emessi per importi non inferiori a 12.500 euro rechino l’indicazione del beneficiario e la clausola di non trasferibilità; (iv) la previsione che gli assegni circolari, i vaglia postali e cambiari vengano emessi con l’indicazione del beneficiario e la clausola di non trasferibilità, salva la possibilità di richiedere per iscritto l’emissione senza tale clausola per quelli di importo inferiore a 12.500 euro; (v) la previsione che i soggetti autorizzati a utilizzare le comunicazioni di cui all’art. 7, sesto comma, del d.p.r. 29 settembre 1973, n. 605, e successive modificazioni, possano chiedere alle banche ed a Poste Italiane i dati identificativi ed il codice fiscale dei soggetti ai quali siano stati rilasciati moduli di assegni bancari o postali in forma libera, ovvero che abbiano richiesto assegni circolari o vaglia postali o cambiari in forma libera, nonché di coloro che li abbiano presentati all’incasso e che la documentazione inerente i dati in questione costituisca prova documentale ai sensi dell’art. 234 cod. proc. pen.; (vi) la previsione che il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore debba essere inferiore a 12.500 euro; (vii) l’obbligo del cedente, nel caso di trasferimento di libretti di deposito bancari o postali al portatore, di comunicare entro 30 giorni alla banca o a Poste Italiane i dati identificativi del cessionario, l’accettazione di questi e la data del trasferimento.

Quanto alle sanzioni, quelle penali concernono, tra l’altro, la violazione degli obblighi di identificazione, l’omissione o la tardiva o incompleta registrazione, l’assolvimento degli obblighi di identificazione e di registrazione con mezzi fraudolenti, idonei ad ostacolare l’individuazione del soggetto che ha effettuato l’operazione, la violazione di taluni divieti di comunicazione.

 4. Sanzioni penali ed amministrative

Tabella riassuntiva delle sanzioni penali:

Violazione

Disposizione violata

Sanzione

Violazione dell'obbligo di identificazione* Disposizioni delTitolo II, Capo I, decreto 231/2007  Art. 55, comma 1, decreto 231/2007
Multa
da € 2.600 a € 13.000 
Omessa, tardiva o incompleta registrazione*  Art. 36 decreto 231/2007  Art. 55, comma 4, decreto 231/2007
Multa da € 2.600 a € 13.000 
Assolvimento degli obblighi di identificazione e di registrazione avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l'individuazione del soggetto che ha effettuato l'operazione*  Disposizioni del Titolo II, Capo I e II, decreto 231/2007  Art. 55, comma 6, decreto 231/2007 Circostanza aggravante che raddoppia le sanzioni di cui ai commi 1, 2
e 4 dell'art. 55 decreto 231/2007
Omesse comunicazioni da parte del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza, del comitato del controllo di gestione, dell’organismo di cui all’art.6, comma 1, del decreto 231/2001 e di tutti i soggetti incaricati del controllo di gestione  Art. 52, comma 2, decreto 231/2007 Art. 55, comma 5, decreto 231/2007 Reclusione fino ad un anno e multa
da € 100 a € 1.000
Violazione del divieto di comunicazione dell’avvenuta segnalazione di operazione sospetta fuori dei casi previsti dal decreto 231/2007.  Artt. 46, comma 1, e 48, comma 4 decreto 231/2007  Art. 55, comma 8, decreto 231/2007
Arresto
da sei mesi ad un anno e ammenda
da € 5.000 a € 50.000 

 * Contravvenzioni oblabili (art. 162 c.p.): ciò significa che versando una somma pari ad 1/3 del massimo oltre le spese processuali il reato si estingue. 

Tabella riassuntiva delle sanzioni amministrative:

Violazione

Disposizione violata

Sanzione

Mancato rispetto del provvedimento di sospensione dell'operazione sospetta Art. 6, comma 7, lettera c) Art. 57, comma 1Sanzione amministrativa pecuniaria
da € 5.000 a € 200.000
Mancata astensione dall'instaurazione o cessazione di un rapporto continuativo, esecuzione di operazioni o prestazioni professionali, di cui siano direttamente o indirettamente parte società fiduciarie, trust, società anonime o controllate attraverso azioni al portatore aventi sedi in Paesi inseriti nella lista individuata dal Ministro dell'Economia e Finanze, in ragione del rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo degli stessi Art. 28, comma 7‐ter Art. 57, comma 1‐terSanzione amministrativa pecuniaria di € 5.000, per un'operazione di importo non superiore a € 50.000; dal 10 al 40 per cento dell'importo, per un'operazione superiore ad € 50.000; da € 25.000 a € 250.000, se l'importo dell'operazione non è determinato e determinabile 
Omessa istituzione del registro della clientela e/o mancata adozione delle altre modalità di registrazione Artt. 38 e 39 Art. 57, comma 3 Sanzione amministrativa pecuniaria
da € 5.000 a € 50.000
Omessa segnalazione delle operazioni sospette  Art. 41 Art. 57, comma 4Sanzione amministrativa pecuniaria dall'1 al 40 per cento dell'importo dell'operazione non segnalata
Violazione degli obblighi informativi nei confronti dell'U.I.F.  Art. 6, comma 6, lett. c),  Art. 57, comma 5Sanzione amministrativa pecuniaria
da € 5.000 a € 50.000
Omessa comunicazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze da parte dei destinatari degli obblighi antiriciclaggio delle infrazioni riscontrate  Art. 51 Art. 58/7 Sanzione amministrativa pecuniaria
dal 3 al 30 per cento dell'importo dell'operazione, del saldo del libretto o del conto
Tutte le contestazioni sono inviate al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del tesoro – Direzione V – Prevenzione dei Reati Finanziari, eccezion fatta per l’omessa comunicazione al Ministero dell’Economia e delle Finanze da parte dei destinatari degli obblighi antiriciclaggio delle infrazioni riscontrate che viene inviata al Ministero delle Finanze – Ragioneria territoriale dello Stato.  

 

NB: Per quanto riguarda i COLLABORATORI INTERNI DI STUDI LEGALI, l'abrogato UIC nel marzo 2007 aveva stabilito quanto segue.

Quesito: Nel caso in cui uno studio legale individuale goda di “collaboratori interni” intendendo per tali in genere neo avvocati con propria partita Iva (magari ex tirocinanti dello studio) a cui vengono delegate alcune pratiche di clienti, i quali restano clienti del dominus (rapporti di collaborazione libero professionale) , i collaboratori devono assolvere in proprio gli obblighi antiriciclaggio? (attivazione di archivio, registrazione e segnalazione di operazioni sospette). 


Risposta UIC: In questo caso un professionista abilitato esercita la propria attività esclusivamente all’interno di uno studio altrui non associato ed alle dirette dipendenze del titolare, eseguendo solo gli incarichi che gli vengono affidati, nei confronti di clienti che conferiscono mandato al titolare dello studio.

In quest’ottica il professionista abilitato, al quale viene affidato in tutto o in parte l’esecuzione della prestazione, per quel che attiene agli obblighi di identificazione e registrazione risulta assimilabile in via interpretativa alla figura del “collaboratore del quale il professionista si avvale per lo svolgimento della propria attività” e, pertanto, non è assoggettato in via autonoma ad alcun adempimento.


Resta tuttavia a carico del professionista abilitato che esegue suddetta prestazione, nello svolgimento della propria attività, l’obbligo di rilevare e segnalare all’UIC eventuali operazioni sospette di riciclaggio. 

Associazione Dottori Commercialisti 
Ufficio Italiano Cambi

 

Aggiornamento

Fisco, 2016, 7, 651 (commento alla normativa)

RESTYLING DELLE SANZIONI PER VIOLAZIONI DEGLI OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO

di Fabio Antonacchio (*) , e Gianfranco Miccoli (**)

D.Lgs. 15-01-2016, n. 8, art. 1

D.Lgs. 15-01-2016, n. 8, art. 2

D.Lgs. 15-01-2016, n. 8, art. 7

D.Lgs. 15-01-2016, n. 8, art. 8

D.Lgs. 15-01-2016, n. 8, art. 9

Il D.Lgs. n. 8/2016 ha introdotto rilevanti novità all'interno del nostro sistema sanzionatorio, prevedendo, per talune fattispecie, la sostituzione della misura punitiva di natura penale con una nuova sanzione amministrativa pecuniaria. Con l'emanazione di tale Decreto delegato, il legislatore ha confermato una precisa scelta di politica criminale, che rimarca la natura di extrema ratio della sanzione penale e sortisce i suoi effetti anche sulla disciplina antiriciclaggio. Le novità introdotte contribuiscono all'evoluzione del sistema antiriciclaggio, in vista delle ulteriori modifiche che deriveranno dal prossimo recepimento della recente Direttiva UE 2015/849, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo (c.d. IV Direttiva antiriciclaggio).

Sommario: 1. Premessa - 2. Le novità introdotte con il Decreto depenalizzazioni - 3. La perimetrazione della definizione di "riciclaggio" - 4. La nuova sanzione amministrativa prevista in ipotesi di violazione di specifici obblighi antiriciclaggio - 5. Gli effetti legati all'entrata in vigore del nuovo regime sanzionatorio - 6. Conclusioni

1. Premessa

Il D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8(1), in vigore dal 6 febbraio 2016, è stato emanato in attuazione dell'art. 2, Legge 28 aprile 2014, n. 67, con cui era stata conferita apposita delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria di fattispecie costituenti reato e che conteneva criteri e principi direttivi per derubricare alcune fattispecie penalmente rilevanti, trasformandole in illeciti amministrativi, nell'ottica di deflazionare, razionalizzare ed alleggerire l'intero sistema penale sostanziale e, conseguentemente, processuale(2).

In linea generale, tale provvedimento dispone la depenalizzazione di tutti i reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell'ammenda tra cui, per quanto d'interesse in questa sede, rientrano talune fattispecie inerenti alla violazione degli obblighi di identificazione, registrazione e conservazione della documentazione raccolta in sede di effettuazione delle procedure di adeguata verifica della clientela, previsti in ambito antiriciclaggio, attualmente punite dall'art. 55 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231.

L'emanazione di tale Decreto si inserisce nell'ambito del più ampio processo di riforma del nostro sistema sanzionatorio, avviatosi a seguito della sentenza pronunciata contro l'Italia, nel 2013, dalla Corte di Strasburgo(3), relativa alla violazione dell'art. 3 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali(4).

Conseguentemente, si ridefinisce il perimetro punitivo di alcune fattispecie, al fine di ovviare all'evidente ed attuale criticità connessa ad un'espansione ipertrofica del diritto penale, che rischia di determinare effetti particolarmente insidiosi(5) consistenti, tra l'altro, nello svilimento della funzione rieducativa della pena(6) e nel crescente grado di incertezza ed ineffettività del nostro sistema penale, generato dall'eccesso di prescrizioni(7).

2. Le novità introdotte con il Decreto depenalizzazioni

L'ambito applicativo dell'azione di depenalizzazione è stato circoscritto dalla citata Legge delega e muove da due, precisi criteri, laddove:

- il primo, contenuto nell'art. 2, comma 2, lett. a), allorquando si riferisce a tutti i reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell'ammenda, costituisce la clausola generale per una depenalizzazione basata su parametri razionali (c.d. depenalizzazione "in astratto"), nel cui ambito rientrano, come accennato, alcune delle violazioni agli obblighi antiriciclaggio, di cui all'art. 55 del D.Lgs. n. 231/2007;

- il secondo, disciplinato in seno al medesimo articolo, al comma 2, lett. b), c) e d), nonché al comma 3, lett. b), individua, puntualmente, ulteriori fattispecie oggetto di depenalizzazione "nominativa".

La prima metodologia adottata dal legislatore delegato (in sede di relazione tecnica definita anche come "depenalizzazione cieca") tende a riavvicinare l'azione punitiva al grado di disvalore sociale delle pertinenti condotte, ridefinendone i termini quantitativi e qualitativi, e trova espressione nella clausola generale dell'art. 1 del Decreto(8), predisposta sul solco del criterio astratto di depenalizzazione già adottato in seno alla Legge 24 novembre 1981, n. 689(9).

Difatti, il Decreto prevede che i reati previsti dalle leggi speciali e sanzionati con le sole pene pecuniarie rimangono puniti, ma unicamente sul piano amministrativo e sulla base di una triplice ripartizione, parametrata all'importo della multa o dell'ammenda originariamente previste.

L'art. 1 del D.Lgs. n. 8/2016 chiarisce, espressamente, che la depenalizzazione opera anche quando le violazioni, punite con la sola pena pecuniaria, sono, nelle forme aggravate, punibili con la pena detentiva; in questo caso, le ipotesi aggravate sono da ritenersi fattispecie autonome, per effetto della depenalizzazione della fattispecie base.

In concreto, tra le fattispecie contravvenzionali intaccate dalla riforma rientrano anche quelle integrate in ipotesi di violazione di specifici obblighi previsti in ambito antiriciclaggio, sanzionate dall'art. 55 del D.Lgs. n. 231/2007 e ricomprese, a pieno titolo, nell'alveo applicativo della novella normativa, integrando la condicio sine qua non per essere sottratte alla rilevanza penale, atteso che risultavano punite solo con la multa.

Di seguito, dopo aver accennato alla dicotomia definitoria della condotta di riciclaggio, come attualmente rilevabile in seno al nostro ordinamento, e alle conseguenti difficoltà applicative, incidentalmente rilevanti anche con riguardo agli aspetti sanzionatori delle fattispecie interessate dall'intervento legislativo, si procederà all'esame degli effetti dell'intervenuta depenalizzazione sui procedimenti già in corso, che riguardano gli "attori" degli obblighi antiriciclaggio, già negli anni passati destinatari di controlli da parte delle autorità competenti.

3. La perimetrazione della definizione di "riciclaggio"

Per gli attori interessati dall'applicazione della disciplina antiriciclaggio(10), potenzialmente destinatari delle relative sanzioni e, conseguentemente, interessati dal processo di riforma attuato con l'emanazione del Decreto in rassegna, appare fondamentale circoscrivere la definizione giuridica di riciclaggio, di cui il legislatore delegato ha ampliato notevolmente la portata - rispetto alle fattispecie contenute in seno agli artt. 648-bis ss. c.p. - in attuazione della legislazione comunitaria emanata con finalità di prevenzione da tale fenomenologia illecita, come agevolmente rilevabile dalla lettura dell'art. 2, D.Lgs. n. 231/2007.

Invero, proprio la convivenza, nel nostro ordinamento, di due sistemi giuridici sostanziali e procedurali autonomi e distinti rende l'analisi dell'istituto maggiormente complessa, avendo comportato l'insorgenza di notevoli differenze applicative, soprattutto con riguardo alla "gradualità" delle sanzioni.

Infatti, la norma penalistica individua come presupposto del riciclaggio il compimento di un delitto non colposo, ossia di un fatto penalmente rilevante e punibile con la sanzione della reclusione o della multa(11).

Diversamente, com'è agevolmente desumibile dalla lettura sia della normativa comunitaria(12), che della disciplina domestica(13) che l'ha recepita, ai fini dell'attivazione del presidio antiriciclaggio non è necessario che sia provata la provenienza delittuosa del denaro, in quanto la finalità perseguita è quella di impedire che il sistema economico, ed in particolar modo gli intermediari finanziari e le banche, possano essere utilizzati (da coloro che hanno posto in essere condotte criminose) come "tessere" prodromiche di un disegno delittuoso, ancorché non ancora disvelato.

Pertanto, mentre il delitto di riciclaggio contemplato nel Codice penale necessita della sussistenza del dolo, sia nella perpetrazione del reato presupposto che nella commissione del delitto di riciclaggio, nella normativa posta a presidio della prevenzione del fenomeno de quo viene richiamata la mera intenzionalità, non precisando nulla in merito al requisito psicologico che sorregge l'azione criminosa presupposta.

In merito, è stato sottolineato(14) che la disciplina di derivazione comunitaria e quella penalistica contemplano, essenzialmente, le medesime ipotesi; tuttavia, anche alla luce della ratio sottesa alla disciplina contenuta nel Decreto antiriciclaggio, diretta a prevenire che il sistema finanziario possa essere utilizzato con finalità di riciclaggio e finanziamento al terrorismo, la tutela apprestata da tale testo normativo è anticipata rispetto al compimento dell'atto ed ampliata ad una serie di altri comportamenti, ritenuti sintomatici della futura consumazione degli stessi(15).

Orbene, da tali riflessioni appare opportuno trarre spunto per apprezzare la "coerenza sistemica" dell'intervento legislativo in parola e l'avvenuta riqualificazione sanzionatoria di talune fattispecie che, tenendo conto del bene giuridico effettivamente tutelato, muove dal condivisibile presupposto che la sanzione penale costituisca l'extrema ratio, ragion per cui, in determinate circostanze, l'efficacia del precetto normativo possa essere garantita anche (e, forse maggiormente) da una "calibrata" sanzione amministrativa.

Difatti, valorizzando il rapporto tra sanzioni penali ed amministrative, con riguardo alle condotte riqualificate per effetto del nuovo Decreto depenalizzazioni vale la pena rilevare che l'interesse tutelato ha carattere di particolarità e non di "generalità", tale da richiedere, necessariamente, la previsione di una sanzione penale.

Anzi, varrà la pena monitorare, in futuro, gli effetti di tale riforma in ambito antiriciclaggio, per comprendere se, come ipotizzabile, la sanzione amministrativa pecuniaria possa risultare più idonea a punire la commissione di tali violazioni, partendo dall'assunto che la componente retributiva (più che rieducativa, nel caso di specie), possa fungere, in concreto, da strumento deterrente nell'azione di prevenzione e repressione di condotte che, in astratto, potrebbero agevolare l'inquinamento del nostro sistema finanziario.

4. La nuova sanzione amministrativa prevista in ipotesi di violazione di specifici obblighi antiriciclaggio

Come già accennato, la disciplina posta a presidio dell'utilizzo del sistema finanziario con l'obiettivo di prevenire le sopra descritte attività illecite si è evoluta in coerenza con gli standard internazionali e con la normativa europea.

Il D.Lgs. n. 231/2007, agli artt. 10 ss., individua il novero dei soggetti destinatari degli "obblighi di collaborazione", ossia gli operatori economici che, in virtù dell'attività esercitata e dei rapporti intrattenuti con una vasta platea di clienti, sono chiamati a cooperare fattivamente con le autorità competenti, per l'individuazione di elementi sintomatici di fattispecie ad elevato rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

In linea generale, si tratta di operatori già assoggettati, in passato, agli adempimenti antiriciclaggio, successivamente raggruppati in categorie omogenee, in funzione della tipologia di attività esercitata.

Da un punto di vista sistematico, possono essere suddivisi in tre classi, distinguendo tra:

- intermediari finanziari ed altri soggetti esercenti attività finanziaria (artt. 10, comma 2, e 11, del D.Lgs. n. 231/2007);

- professionisti giuridico-contabili e revisori (artt. 12 e 13 del D.Lgs. n. 231/2007);

- operatori non finanziari (artt. 10, comma 2, e 14 del D.Lgs. n. 231/2007).

Nei confronti di tali soggetti, è previsto un sistema di adempimenti orientati a rafforzare i meccanismi di prevenzione della fenomenologia, con la previsione di oneri calibrati, in funzione del rischio concreto di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

In tale ottica, sono divenuti parte integrante, o meglio, "attori" di una procedura particolarmente articolata, che non si limita alla mera verifica dell'identità dei clienti, prevedendo anche il costante monitoraggio del loro operato ed una necessaria, critica, valutazione delle operazioni richieste dai medesimi.

Dunque, l'attività preventiva passa dall'orbita dell'istantaneità a quella del monitoraggio dell'intero svolgimento del rapporto professionale; in altri termini, sebbene con tutti i limiti insiti nelle circoscritte capacità "investigative" attribuibili a tali operatori, si passa dal "riscontro" al "controllo", a fronte, sovente, di precetti generici.

Ebbene, in tale contesto la novella normativa oggetto del presente esame ha dispiegato i suoi effetti, depenalizzando talune violazioni inerenti alle condotte di controllo preventivo, ricomprese nell'art. 55 del D.Lgs. n. 231/2007.

Innanzitutto, la depenalizzazione disposta dal Decreto delegato si applica alla sanzione prevista in seno al comma 1, concernente l'obbligo di identificazione della clientela da parte degli intermediari finanziari, dei professionisti e dei revisori contabili.

Tale condotta può risultare integrata in capo ai soggetti obbligati ad attuare procedure di adeguata verifica della clientela (tra cui rientrano professionisti, intermediari ed altri soggetti esercenti attività finanziaria), come disciplinate dall'art. 18 del D.Lgs. n. 231/2007, complessivamente consistenti:

- nell'identificazione del cliente e nella verifica dell'identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente;

- nell'identificazione dell'eventuale titolare effettivo e nella verifica della sua identità;

- nell'ottenimento di informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto continuativo o della prestazione professionale;

- nello svolgimento di un controllo costante nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale.

Parimenti intaccato dagli effetti della depenalizzazione risulta il successivo comma 4 dell'art. 55, riguardante l'omessa, tardiva o incompleta effettuazione della registrazione e conservazione di tutte le informazioni acquisite per assolvere agli obblighi di adeguata verifica della clientela, per i 10 anni previsti dalla legge, da parte di intermediari finanziari ed altri soggetti esercenti attività finanziaria, professionisti, revisori contabili ed altri soggetti interessati dall'applicazione della normativa antiriciclaggio(16).

Infine, risulta depenalizzata la fattispecie sanzionata dall'art. 55, comma 7, inerente al mancato rispetto degli obblighi di comunicazione in capo ad agenti di cambio, mediatori creditizi ed agenti in attività finanziaria, funzionali a consentire agli intermediari di riferimento di perfezionare le operazioni di registrazione.

Essendo precedentemente sanzionate con la multa da 2.600 a 13.000 euro, per effetto dell'entrata in vigore del D.Lgs. n. 8/2016, tali condotte saranno punite con la nuova sanzione amministrativa, compresa tra un minimo di 5.000 ed un massimo di 30.000 euro, rientrando nel secondo dei tre scaglioni sanzionatori previsti dal Decreto penalizzazioni(17).

In ragione della previsione della pena detentiva, unitamente alla sanzione pecuniaria, non risultano interessate dagli effetti di depenalizzazione le altre fattispecie previste dall'art. 55 del Decreto antiriciclaggio, tra cui rientrano, ad esempio, quelle integrabili in capo all'esecutore dell'operazione che omette di indicare le generalità del soggetto per cui opera o lo scopo e la natura del rapporto continuativo e della prestazione professionale richiesta, ovvero fornisce informazioni false.

Valutando l'impatto di tali novità sul precedente assetto normativo è possibile riscontrare che il legislatore, con un approccio sistematico, non ha inteso rivalutare l'insidiosità delle condotte in argomento, quanto piuttosto assicurare una maggiore efficienza al sistema sanzionatorio, facendo corrispondere, ad una perdita di rilevanza penale delle condotte de quibus, una previsione sanzionatoria di tipo economico/retributivo che, al di là della qualifica giuridica, può arrivare (in concreto) ad un limite massimo pari ad oltre il doppio dell'importo previsto nell'abrogata disciplina.

5. Gli effetti legati all'entrata in vigore del nuovo regime sanzionatorio

Uno degli effetti più rilevanti connessi all'adozione del nuovo assetto sanzionatorio attiene alle ricadute, sul piano economico, per i soggetti ritenuti responsabili per tali violazioni.

Difatti, per un verso, la depenalizzazione e, con essa, la mancata segnalazione all'autorità giudiziaria, appaiono idonee ad attenuare il potenziale danno reputazionale in capo a professionisti ed operatori finanziari.

Tuttavia, occorre tener conto che, per il tratto a venire:

- per le medesime condotte, aumenteranno le pene pecuniarie, sia nel minimo che nel massimo, superando, in quest'ultimo caso, il doppio previsto dalla norma previgente;

- non è prevista, espressamente, una gradazione delle stesse, in base all'attività svolta ed alle dimensioni degli operatori chiamati ad adempiere agli obblighi antiriciclaggio, con pesanti ricadute soprattutto in capo ai professionisti non inquadrati all'interno di grandi studi associati.

Riguardo alla disciplina procedurale applicabile con riferimento alle violazioni contestate prima del 6 febbraio 2016, oltre alle disposizioni contenute in seno al nuovo Decreto, oggetto di successivo esame, occorre far riferimento all'art. 2 c.p. laddove, nel trattare, tra l'altro, l'ipotesi dell'abolitio criminis, si richiama l'applicazione del principio di retroattività della legge penale, secondo il principio del favor rei, che comporta l'applicazione della legge più favorevole.

Diversamente, si genererebbe una sperequazione tra chi ha commesso un reato in vigenza della legge penale e chi, invece, lo commette nel periodo immediatamente successivo.

Pertanto, si ritiene pacifica, nel caso di specie, l'attuazione del principio di retroattività in mitius, attraverso l'applicazione retroattiva delle più favorevoli sanzioni amministrative, in luogo di quelle penali.

Inoltre, rilevanti criticità di natura procedurale hanno trovato soluzione in seno:

- all'art. 7, laddove si attribuisce la competenza a ricevere il rapporto dell'organo accertatore e ad irrogare la sanzione alle autorità amministrative competenti ad irrogare le altre sanzioni amministrative già previste dalle leggi che contemplano le violazioni stesse;

- all'art. 8, in cui il legislatore ha confermato l'applicazione retroattiva delle nuove sanzioni amministrative, in luogo di quelle penali, originariamente previste;

- all'art. 9, che disciplina la trasmissione all'autorità amministrativa competente degli atti relativi ai procedimenti penali aventi ad oggetto tali reati, trasformati in illeciti amministrativi.

Orbene, in considerazione delle rilevanti ricadute di tali modifiche normative sui procedimenti di accertamento e giudiziari in corso, vale la pena, seppur sinteticamente, esaminarne gli effetti, in relazione alle singole ipotesi preventivabili.

Innanzitutto, qualora sia già intervenuta, prima del 6 febbraio 2016, la definizione dei procedimenti penali aventi ad oggetto reati depenalizzati, il giudice dell'esecuzione sarà tenuto revocare la sentenza di condanna o il Decreto penale, dichiarando che il fatto non è più previsto dalla legge come reato, ai sensi dell'art. 673 c.p.p.

Diversamente, in ipotesi di procedimenti in itinere, l'autorità giudiziaria sarà chiamata, entro il 6 maggio 2016, a disporre la trasmissione degli atti relativi ai procedimenti penali riguardanti le fattispecie depenalizzate all'autorità amministrativa competente (con riferimento alle violazioni in esame, da individuarsi nel Ministero dell'Economia e delle Finanze - Dipartimento del Tesoro - Direzione V - Prevenzione dei Reati Finanziari)(18), a meno che non sia intervenuta la prescrizione o l'estinzione del reato per altra causa (secondo quanto previsto dal medesimo codice di rito).

In particolare, se l'azione penale è stata esercitata ante modifica normativa, il giudice pronuncerà una sentenza inappellabile di assoluzione o di non luogo a procedere, exart. 425 c.p.p., considerato che la fattispecie non è più prevista dalla legge come reato, conseguentemente disponendo la trasmissione degli atti all'autorità amministrativa competente.

Invece, se l'azione penale non è stata ancora esercitata, tale incombenza ricadrà in capo al Pubblico ministero che, in sede penale, sarà chiamato a richiedere l'archiviazione del fascicolo, exart. 411 c.p.p..

Diversamente, in presenza di violazioni rilevate dagli organi deputati (UIF, autorità di vigilanza di settore, altre amministrazioni interessate, Guardia di Finanza e DIA) successivamente all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 8/2016, a prescindere dal periodo in cui sono state commesse (ante o post entrata in vigore della norma), i medesimi non saranno più chiamati ad informare l'autorità giudiziaria, dovendo istruire il procedimento secondo le ordinarie regole previste dalla Legge n. 689/1981, procedendo alla formale contestazione della violazione amministrativa, inviando il relativo atto all'autorità competente all'irrogazione delle sanzioni (come sopra indicato, da individuarsi nel MEF) e rendendo edotto il trasgressore della possibilità di trasmettere memorie difensive alla medesima autorità, ovvero di essere ascoltato personalmente.

Tuttavia, non è ammessa la facoltà di estinguere la violazione mediante il pagamento in misura ridotta, in applicazione dell'art. 16 della Legge n. 689/1981, essendo tale opzione prevista solo per la definizione dei procedimenti sanzionatori connessi a violazioni previste dall'art. 49, commi 1, 5 e 7, del D.Lgs. n. 231/2007 (violazioni in materia di trasferimenti di denaro contante, libretti e titoli, per importi superiori a 3.000 euro(19), nonché in materia di assegni, vaglia postali e cambiari privi della ragione sociale del beneficiario e della clausola di non trasferibilità), di importo, comunque, inferiore al limite di euro 250.000, previsto dall'art. 60, comma 2, del medesimo Decreto delegato.

Ad ogni buon conto, proprio con riguardo al regime sanzionatorio, vale la pena evidenziare che, in relazione alle violazioni commesse prima del 6 febbraio 2016, la sanzione amministrativa applicabile non può essere superiore al massimo della pena originariamente inflitta per il reato depenalizzato (come sopra esposto, pari a 13.000 euro), come espressamente previsto dall'art. 8 del D.Lgs. n. 8/2016.

6. Conclusioni

L'adozione di una nuova sanzione amministrativa, in luogo di quella penale, con riguardo alle richiamate violazioni degli obblighi di identificazione e registrazione della clientela, ha contribuito a smussare alcune criticità generate, tra l'altro, dall'eccessiva genericità del dettato normativo, per quanto attiene ai confini degli obblighi imposti ai destinatari della disciplina antiriciclaggio.

Pertanto, questo parzialerestyling del sistema sanzionatorio contenuto nel D.Lgs. n. 231/2007, pur non essendo stato introdotto con un intervento "dedicato", ha il pregio di aver meglio calibrato la portata delle sanzioni all'insidiosità di alcune condotte previste dall'art. 55 del medesimo Decreto.

D'altronde, in un'ottica di coerenza sistemica con il legal framework di riferimento, non si può sottovalutare l'attenzione dedicata dal legislatore europeo ai profili sanzionatori connessi alle violazioni della normativa antiriciclaggio, in sede di emanazione della Direttiva UE 2015/849, del 20 maggio 2015 (c.d. IV Direttiva antiriciclaggio).

Difatti, in seno all'art. 58 di tale provvedimento, in attesa di puntuale recepimento nel nostro ordinamento (da assicurare entro il 26 giugno 2017), è stato specificato che le sanzioni e misure previste dalla disciplina antiriciclaggio debbano essere effettive, proporzionate e dissuasive, altresì prevedendo, al successivo art. 59, comma 2, un'ampia gamma di sanzioni e misure amministrative applicabili per lo meno alle violazioni gravi, reiterate e sistematiche dei principali obblighi imposti ai soggetti destinatari delle disposizioni in materia di adeguata verifica della clientela, conservazione dei documenti, segnalazione di operazioni sospette e controlli interni.

Pertanto, è legittimo auspicare che l'attuazione della Direttiva UE 2015/849 del 20 maggio 2015 possa consentire di completare il percorso di riforma del sistema sanzionatorio antiriciclaggio, incidentalmente avviato con il Decreto in rassegna, riscontrando, ove possibile, le istanze provenienti dalle categorie imprenditoriali e professionali coinvolte, dal cui prezioso (e puntuale) apporto non si può prescindere per garantire adeguati standard di efficienza al sistema di prevenzione antiriciclaggio, nel contempo assicurando l'effettività e la regolare riscossione delle sanzioni irrogate.


(*) Ufficiale della Guardia di Finanza.
L'articolo è stato redatto a titolo personale e non coinvolge la posizione dell'Amministrazione di appartenenza.

(**) Ufficiale della Guardia di Finanza.
L'articolo è stato redatto a titolo personale e non coinvolge la posizione dell'Amministrazione di appartenenza.

(1) Pubblicato in G.U., Serie Generale, n. 17 del 22 gennaio 2016.

(2) Il pacchetto depenalizzazioni è completato dal D.Lgs. n. 7/2016, parimenti emanato il 15 gennaio 2016, che prevede l'abrogazione di ulteriori reati, sostituendo la sanzione penale con la sanzione pecuniaria civile, disciplinando, altresì, il risarcimento del danno.

(3) Cfr. CEDU, Sez. II, sent. 8 gennaio 2013, causa Torreggiani e a. c. Italia, richieste nn. 43517/09, 46882/09, 55400/09, 57875/09, 61535/09, 35315/10 e 37818/10; si tratta di una sentenza "pilota", che ha disposto la dotazione, da parte del nostro Paese, entro un anno da quando la pronuncia sarebbe diventata definitiva, "di un ricorso o di un insieme di ricorsi interni effettivi, idonei ad offrire un ristoro adeguato e sufficiente nei casi di sovraffollamento carcerario, in conformità ai principi della Convenzione, come interpretati dalla giurisprudenza della Corte".

(4) Firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata dall'Italia con Legge 4 agosto 1955, n. 848.

(5) In tal senso, si rinvia alla relazione tecnica predisposta preliminarmente all'approvazione del D.Lgs. n. 8/2016.

(6) In ottemperanza all'art. 27 della Costituzione.

(7) A tal riguardo, si rinvia alle riflessioni formulate nella relazione della Commissione Fiorella per la revisione delle norme in tema di prescrizione, istituita presso il Ministero della Giustizia con D.M. 14 dicembre 2012, laddove è stato sottolineato che "il legislatore ha avviato un'ampia opera di depenalizzazione a partire dagli anni Sessanta (l. n. 317/1967; l. n. 706/1975; l. n. 689/1981; d.lgs. n. 758/1994; d.lgs. n. 507/1999), anche se i risultati deflattivi sono risultati modesti, complice anche una continua produzione di legislazione complementare che ha contribuito non poco ad aggravare l'ipertrofia del diritto penale. Il flusso dei reati in entrata continua a superare di gran lunga le capacità di risposta del sistema penale, sì che si allarga lo iato tra i reati effettivamente perseguiti e non (con il poco commendevole effetto delle cosiddette punizioni a sorteggio)".

(8) Recante la depenalizzazione di reati puniti con la sola pena pecuniaria.

(9) In tal senso, si rinvia all'art. 32 che, illo tempore, aveva disciplinato la sostituzione con la sanzione amministrativa pecuniaria della multa e dell'ammenda.

(10) La disciplina vigente è contenuta nel citato D.Lgs. n. 231/2007, frutto della stratificazione normativa della disciplina antiriciclaggio, negli ultimi anni generata, tra l'altro, dall'attuazione della Direttiva 2005/60/CE del 26 ottobre 2005 (c.d. terza Direttiva antiriciclaggio), relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e della successiva Direttiva 2006/70/CE del 1° agosto 2006, con la quale sono state dettate misure di esecuzione della terza Direttiva, concernenti la definizione delle persone politicamente esposte, i criteri tecnici per le procedure semplificate di adeguata verifica della clientela, nonché per l'esenzione nel caso di attività esercitate in modo occasionale o su scala molto limitata.

(11) A tal riguardo, la Cass., con sent. 12 gennaio 2006, n. 2818, ha definito l'ambito di applicazione della norma in oggetto, stabilendo che la fattispecie de qua ricorre "ogni qualvolta si pongono in essere operazioni in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza. Al riguardo va precisato che ostacolare non significa impedire in modo insormontabile, ma soltanto rendere difficile l'accertamento della provenienza della res, attraverso un qualsiasi espediente che consista nell'aggirare la libera e normale esecuzione dell'attività posta in essere".
Inoltre, la "sostituzione" di capitali rilevante ai sensi dell'art. 648-bis c.p., come evidenziato dalla Cass., Sez VI pen., 7 luglio 2011, n. 26746, può essere realizzata nei modi più disparati, anche con il versamento presso banche e il suo successivo ritiro, in quanto "stante la fungibilità del denaro, non può dubitarsi che il deposito in banca di denaro sporco realizzi automaticamente la sostituzione di esso, essendo la banca obbligata a restituire al depositante la stessa quantità di denaro ['ripulito'] depositato".

(12) Ci si riferisce, in particolar modo, alla Direttiva 2005/60/CE, già richiamata, e alla Direttiva 2007/64/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 novembre 2007, in tema di strumenti di pagamento, che modifica in parte la Direttiva 2005/60/CE.

(13) Infatti, l'art. 2 del D.Lgs. n. 231/2007 non fa alcun riferimento alla necessità che il denaro debba provenire dalla commissione di un delitto non colposo, essendo utilizzata la più neutra indicazione di "attività criminosa".

(14) Cfr. G. Nanula, "La prevenzione del riciclaggio", in Fiscalitax, n. 4/2008, pag. 469.

(15) Il necessario raccordo tra i due distinti ambiti è rinvenibile in seno all'art. 2, comma 6, del D.Lgs. n. 231/2007, laddove si legge che: "l'azione di prevenzione di cui al comma 5 è svolta in coordinamento con le attività di repressione dei reati di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo"; pertanto, è lo stesso legislatore a rilevare la presenza di due distinti, non sovrapponibili livelli di tutela, disponendone l'interazione.

(16) Espressamente individuati in seno all'art. 14 del D.Lgs. n. 231/2007.

(17) Che ha ripartito in tre gruppi i reati depenalizzati, precedentemente puniti con la multa o ammenda:
- non superiore nel massimo a 5.000 euro il primo, a cui ora corrisponde una sanzione pecuniaria amministrativa compresa tra un minimo di 5.000 ed un massimo di 10.000 euro;
- non superiore nel massimo a 20.000 euro il secondo, le cui violazioni sono ora punite con una sanzione pecuniaria amministrativa compresa tra 5.000 e 30.000 euro;
- superiore a 20.000 euro il terzo, a cui corrisponde una sanzione pecuniaria amministrativa compresa tra un minimo di 10.000 ed un massimo di 50.000 euro.

(18) Dovendo considerarsi limitata la competenza delle Ragionerie territoriali dello Stato all'irrogazione delle sole sanzioni di cui all'art. 58 del D.Lgs. n. 231/2007, in forza delle disposizioni legislative contenute in seno all'art. 2, comma 4-bis, del D.L. n. 138/2011, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 148/2011, e di prassi, impartite dallo stesso Dicastero con la circolare n. 2 del 16 gennaio 2012.

(19) Come, da ultimo, modificato dall'art. 1, comma 898, della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di stabilità 2016), a decorrere dal 1° gennaio 2016.

***

Per saperne di più:

 - Guardia di Finanza, circolare 19.03.2012 n° 83607

- Consiglio Nazionale Forense, circolare 27.12.2007 n° 40

- Decreto legislativo 21.11.2007 n° 231 , G.U. 14.12.2007 (http://www.altalex.com/index.php?idnot=39463)

- Check list Antiriciclaggio, http://web.metaping.it/home/53242/53242_3127.pdf

 

 

SCHEDA CLIENTE DELLO STUDIO LEGALE CANESTRINI

ELEZIONE DI DOMICILIO / ANTIRICICLAGGIO / PRIVACY

FAC SIMILE

Il sottoscritto   __nato   a ____ il  ___ e residente come da documento di identità allegato quale rappresentante di  ________con SEDE  in _____ ( come da visura camerale allegata – e in caso di straniero dichiarando di essere /  non essere persona politicamente esposta)

TEL. _______________ FAX ________________CELL ______________ E-MAIL  _____________ CODICE FISCALE  / PARTITA IVA     ______________

prendendo atto che l’informativa antiriciclaggio dello Studio legale Canestrini è pubblicata sub  http://www.canestrinilex.com/privacy.html   dichiara di essere il titolare effettivo del rapporto, cioè la persona fisica per conto della quale è realizzata l'operazione l'attività affidata allo studio legale, ed elegge domicilio ai suddetti recapiti ai fini dell’incarico professionale, prendendo atto che in caso di variazione non comunicata per iscritto c’è concreto pregiudizio per l’attività di difesa liberando il professionista da ogni relativa responsabilità ed esonerandolo in particolare da ogni onere di rintraccio.

IDENTIFICAZIONE  (ex artt. 16, 18, 19 e 21 del D. L.gvo 231/2007– artt. 2 e 3 dell’Allegato Tecnico)

ESTREMI DEL DOCUMENTO ____________________________________

SCOPO DELL’OPERAZIONE (motivo per cui si ricorre all’assistenza del Legale) : 

                     □  GIUDIZIALE      □  STRAGIUDIZIALE     __________________

Rovereto, data                                                         firma __________________

Prendo atto e confermo di aver letto e compreso l’informativa privacy pubblicata sub  http://www.canestrinilex.com/privacy.html  (finalità del trattamento dei dati,modalità del trattamento dei dati, conferimento dei dati, rifiuto di conferimento dei dati, comunicazione dei dati, diffusione dei dati, trasferimento di dati all’esterno, titolare del trattamento) esprimendo il mio consenso al trattamento dei dati ai sensi dell’art. 23 del Codice della Privacy, con l’apposizione della firma in calce ai presenti  moduli, manifesta il consenso al trattamento dei dati. In particolare, esprimo il mio consenso per:  l’acquisizione dei dati personali anche sensibili, il trattamento degli stessi e la comunicazione dei dati a terzi.  Tale consenso vale sino a revoca scritta, da far pervenire tramite raccomandata con ricevuta di  ritorno.

Firma per accettazione e ricevuta comunicazione              _________________________

 

Riservato al professionista:

□ soggetto                       □ non soggetto     a registrazione nell’archivio antiriciclaggio

solo in caso di sussistenza di un rischio riciclaggio / finanziamento del terrorismo nell’adeguata verifica della clientela

- rischio cliente  (art. 20)                   basso  □           medio □            alto □                  MOTIVO  n. _________ o altro (%)

1 natura giuridica, 1 prevalente attività svolta; 3 comportamento tenuto al momento dell’instaurazione del rapporto continuativo o della prestazione professionale; 4 area geografica di residenza o sede del cliente o della controparte;

- rischio prestazione professionale                   basso  □           medio □            alto □                  MOTIVO  n. _________ o altro(%)

5 tipologia della prestazione professionale posta in essere; 6 modalità di svolgimento della prestazione; 7 ammontare; 8 durata della prestazione professionale; 9 ragionevolezza della prestazione professionale in rapporto all’attività svolta dal cliente; 10 area geografica di destinazione del prodotto, 11 oggetto della prestazione.

                                                                                           

   Avv. Nicola Canestrini


[1] I primi due vanno dunque a sostituire quelli che il D.M. n. 141/06 qualificava obblighi di identificazione e di conservazione, ma, come sopra si è detto, nonostante la diversità sostanziale implicata, come ora si vedrà, dall’obbligo di adeguata verifica della clientela, l’insoddisfacente incompiutezza del sistema transitorio risulta lasciare aperta la necessità di continuare a riferirsi, per le modalità esecutive degli obblighi, anche al D.M. n. 141/06 ed al Provvedimento dell’U.I.C. sopra ricordato (si legge, a pag. 7 della Circolare del 18 dicembre 2007 sopra ricordata: “tutti gli obblighidi adeguata verifica della clientela e dei titolari effettivi contenuti nell’art. 18 del Decreto sono immediatamente applicabili; ne consegue che gli adempimenti d’identificazione contenuti nei provvedimenti attuativi del decreto legislativo n. 56/2004 devono essere integrati con i nuovi adempimenti previsti nel Titolo II, Capo I, del Decreto”).

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