29 Maggio 2013
Informazione utile

Patrocinio a spese dello Stato (ex gratuito patrocinio)

Pubblicato da Nicola Canestrini

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L'istituto del patrocinio a spese dello Stato (già gratuito patrocinio) permette di farsi assistere da un avvocato e da un consulente tecnico, senza dover pagare le spese di difesa e le altre spese processuali, qualora ne riccorrano le condizioni. 

"[...] Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione." (Costituzione Italiana, art. 24).

 

NOZIONI BASE

Che cos'è il patrocinio a spese dello Stato?
E' un istituto che permette di farsi assistere da un avvocato e da un consulente tecnico, senza dover pagare le spese di difesa e le altre spese processuali.

Si noti che non è previsto alcun sostegno per l'attività stragiudiziale, cioè dell'attività fatta prima e/o indipendentemente da un procedimento giudiziale (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 24723/11: la sentenza precisa, alla stregua di un’interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata della normativa in tema di patrocinio a spese dello Stato, che l’attività per la quale è prevista la refusione delle spese a carico dello Stato è solo quella giudiziale, ossia quella che si esplica all’interno di un procedimento giudiziale, civile, penale o amministrativo).

In quali giudizi è ammesso?
Nel processo penale, civile, amministrativo, contabile, tributario e di volontaria giurisdizione. Nel procedimento di esecuzione, nei processi di revisione, revocazione, opposizione di terzo, nei processi di applicazione delle misure di sicurezza o di prevenzione, in cui sia prevista l'assistenza del difensore o del consulente tecnico. L'ammissione al gratuito patrocinio vale per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse.

Davanti a quali giudici?
Innanzi ai tribunali, alle corti d'appello, alla corte di cassazione, ai magistrati e ai tribunali di sorveglianza, ai tribunali amministrativi regionali, al consiglio di Stato, alle commissioni tributarie provinciali e regionali e alla corte dei conti.

 

QUALI DOCUMENTI SERVONO

Per il richiedente:

  • certificato cumulativo di stato di famiglia e residenza (da fare presso l'ufficio anagrafe del Comune di residenza)
  • copia del tesserino del codice fiscale (o tessera sanitaria se risulta il codice fiscale)
  • copia di un documento di identità (carta d'identità, patente di guida);
  • copia della ultima dichiarazione dei redditi (CUD, ..).


Per i conviventi risultanti dallo stato famiglia:

  • copia del tesserino del codice fiscale o copia della nuova tessera sanitaria di tutti
  • copia della ultima dichiarazioni dei redditi di tutte le persone che risultano sul certificato di stato di famiglia.

In mancanza di dichiarazione dei redditi per assenza di reddito nell'anno precedente, occorre presentare una autodichiarazione dell'interessato attestante il reddito (o l'assenza di reddito) con riferimento all'anno precedente (bisogna dichiarare tutti gli introiti anche se esenti dall'imposta sul reddito, compresi dunque i contributi pubblici, pensioni, indennità, ..; cfr. infra).

Se il richiedente è straniero:

  • copia frontespizio del passaporto;
  • se il richiedente straniero è cittadino di un paese non appartenente all'Unione Europea, occorre (art. 79, ultimo comma, DPR cit.) anche: certificazione dell'Ambasciata o del Consolato del Paese di appartenenza circa la mancanza di beni intestati nel paese di origine, da richiedersi alle Autorità consolari estere aventi sede in Italia (ambasciata o consolato).

 

CONDIZIONI SOGGETTIVE

Chi ne ha diritto?
Può essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato chi si trova nelle seguenti condizioni:

1. Reddito

Chi è considerato non abbiente al momento della presentazione della domanda, qualora tale condizione permanga per tutta la durata del processo?

Se l'interessato vive solo, la somma dei suoi redditi non deve superare 11.369,24 euro (aggiornato al 23 luglio 2014 - aggiornamento ogni due anni). Si considerano tutti i redditi imponibili ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) percepiti nell'ultimo anno (cioè nell'anno precedente alla formlazione della domanda), come lo stipendio da lavoro dipendente, la pensione, il reddito da lavoro autonomo, ecc. Si tiene conto, inoltre, anche dei redditi esenti dall'Irpef (es.: pensione di guerra, indennità d'accompagnamento, ecc.), o assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta o ad imposta sostitutiva. Se l'interessato vive con la famiglia, i suoi redditi si sommano a quelli del coniuge e degli altri familiari conviventi. Al contrario, si considera solo il reddito dell'interessato, se egli è in causa contro i familiari.

Nel SOLO giudizio penale: il limite di reddito è aumentato di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente. Ad esempio: se la famiglia è composta da 2 persone, il reddito totale non deve superare 11.369,24 + 1032,19 euro; se la famiglia è composta di 3 persone, il reddito totale non deve superare 11.369,24 + 1032,19 + 1.032,19 euro, ecc.

ATTENZIONE:

L’art. 76 del DPR 115/2002, nell’indicare le condizioni di ammissione al gratuito patrocinio, non fa solo riferimento al "reddito imponibile ai fini dell’imposta personale ... risultante dall’ultima dichiarazione", bensì anche ai "redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, ovvero ad imposta sostitutiva".

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 382 del 1985, nell’affrontare la problematica dei limiti di reddito per il patrocinio a spese dello Stato, ha precisato che "nella nozione di reddito, ai fini dell’ammissione del beneficio in questione, devono ritenersi comprese le risorse di qualsiasi natura, di cui il richiedente disponga, anche gli aiuti economici (se significativi e non saltuari) a lui prestati, in qualsiasi forma, da familiari non conviventi o da terzi, - pur non rilevando agli effetti del cumulo - potranno essere computati come redditi direttamente imputabili all’interessato, ove in concreto accertati con gli ordinari mezzi di prova, tra cui le presunzioni semplici previste dall’art. 2739 cod. civ., quali il tenore di vita ecc.".

Tale indirizzo interpretativo è stato più volte confermato dalla Corte di Cassazione legittimità laddove si è statuito che "ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, per la determinazione dei limiti di reddito rilevano anche i redditi che non sono stati assoggettati ad imposte vuoi perché non rientranti nella base imponibile, vuoi perché esenti, vuoi perché di fatto non hanno subito alcuna imposizione: ne consegue che rilevano anche i redditi da attività illecite ovvero i redditi per i quali l’imposizione fiscale è stata esclusa" (ex plurimis, Cass. IV, 45159/05, Bagarella, da ultimo: Cass. IV, sentenza 14 luglio - 12 ottobre 2010, n. 36362; cfr. anche Corte Cost. sent. n. 144 del 1992). Salva l'indagine sull'elemento soggettivo, è stato considerato rilevante ai fini del limite del reddito persoino una somma incassata a titolo di risarcimento del danno (Cassazione penale sez. III, ud. 05/05/2011 , dep.21/06/2011, n. 24819).

Vi è peraltro giurisprudenza minoritria che ha statuito che "per “reddito imponibile” ai fini dell’imposta personale sul reddito, da valutarsi per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, deve intendersi il reddito complessivo al netto degli oneri deducibili indicati nell’art. 10 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (cosiddetto Testo Unico delle imposte sui redditi)" (Sez. III, 23 marzo – 28 aprile 2011, n. 16583, Polimeni).

Se ne deduce che qualsiasi introito che l’istante percepisce con caratteri di non occasionalità, confluisce nel formare il reddito personale (non aggiuntivo dei familiari conviventi), ai fini della valu