20 Maggio 2015
Sentenza

Sentenza

Il cliente deve anche essere dissuaso da scelte pregiudizievoli (Cass., 10289/15)

Autorità giudiziaria: Cassazione civile

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L'avvocato non può discolparsi dando la colpa della strategia difensiva al cliente: infatti, la responsabilità professionale dell'avvocato, la cui obbligazione è di mezzi e non di risultato, presuppone la violazione del dovere di diligenza media.  Tale violazione, ove consista nell'adozione di mezzi difensivi pregiudizievoli al cliente, non è né esclusa né ridotta per la circostanza che l'adozione di tali mezzi sia stata sollecitata dal cliente stesso, essendo compito esclusivo del legale la scelta della linea tecnica da seguire nella prestazione dell'attività professionale, peraltro essendo tenuto l'avvocato ad assolvere, sia all'atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, non solo al dovere di informazione del cliente ma anche ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione dello stesso ed essendo tenuto, tra l'altro, a sconsigliare il cliente dall'intraprendere o proseguire un giudizio dall'esito probabilmente sfavorevole.

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20 Maggio 2015
Sentenza

Sentenza

Critica politica e ingiurie (Cass., 20998/15)

Autorità giudiziaria: Cassazione penale

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L'esercizio del diritto di critica politica può rendere non punibili espressioni anche aspre e giudizi di per sé ingiuriosi, tesi a stigmatizzare comportamenti realmente tenuti dal soggetto criticato: non può invece scriminare la falsa attribuzione di una condotta scorretta, utilizzata come fondamento per l'esposizione a critica del soggetto stesso.

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19 Maggio 2015
Sentenza

Sentenza

Spaccio di 178 g è fatto di lieve entità? (Cass., 20423/15)

Autorità giudiziaria: Cassazione penale

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In caso di detenzione ai fini di spaccio di 178 g di hashish, la attenuante della lieve entità ex art. 73/5 TU stupefacenti va motivata con il richiamo alla cattiva qualità, al basso numero di dosi ricavabili, al cattivo stato di conservazione, alle modalità di detenzione.

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15 Maggio 2015
Sentenza

Sentenza

Chiamare l'avvocato non è una minaccia (Cass., 20320/15)

Autorità giudiziaria: Cassazione penale

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"Se mi fai la contravvenzione giuro che te la faccio pagare, chiamo il mio avvocato e ti querelo": la prospettazione di denunciare taluno all'autorità giudiziaria non costituisce, di per sè, ne' minaccia ne' oltraggio; e tanto meno diventa di contenuto oltraggioso quando ad essa si accompagna la specificazione dell'oggetto della denuncia esternata senza arroganza, ma rimanendo nei limiti della protesta espressa in termini civili, anche se risentiti.

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14 Maggio 2015
Sentenza

Sentenza

Peso della sostanza stupefacente e ingente quantità (Cass. 20140/14)

Autorità giudiziaria: Cassazione penale

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Nel reato di detenzione a fini di spaccio, ciò che conta non è il mero dato pendolare, che deve essere valutato anche con riferimento al numero di dosi ricavabili o commentato in relazione ad altra contingente peculiarità dello specifico caso: in ogni caso, i parametri abrogati mantengono la loro efficacia in funzione di dato oggettivo esterno ragionevole e tecnicamente affidabile.

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14 Maggio 2015
Sentenza

Sentenza

Gelosia ossessiva può essere reato (Cass, 20126/15)

Autorità giudiziaria: Cassazione penale

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Anche la gelosia può essere reato: il delitto di maltrattamenti in famiglia può derivare dal continuo ed invasivo controllo da parte del marito, divorato appunto da una patologica ed incontenibile gelosia nei confronti della moglie.

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8 Maggio 2015
Sentenza

Sentenza

Denuncia archiviata non da diritto al risarcimento (Cass., 9322/15)

Autorità giudiziaria: Cassazione civile

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La semplice presentazione di una denuncia penale, poi archiviata, non costituisce, di per sé, fonte di responsabilità e di risarcimento del danno, dovendo necessariamente ricorrere, al fine della qualificazione della denuncia in termini di calunnia, il dolo e non semplicemente la colpa del denunciante; che conseguentemente quest'ultimo non incorre in responsabilità civile se non quando, agendo con dolo, si rende colpevole di calunnia, essendo irrilevante la mera colpa, determinata da leggerezza o avventatezza ed essendo richiesta, per contro, per l'imputabilità del reato di calunnia e il conseguente risarcimento del danno, la precisa volontà dolosa del denunciante; che è onere del danneggiato dimostrare tutti i presupposti dell'illecito addebitato al convenuto, cioè non solo la materialità delle accuse, ma anche la consapevolezza della loro falsità e infondatezza.

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7 Maggio 2015
Sentenza

Sentenza

Illegittima revoca del porto d'armi per lite (Tar Emilia, 444/15)

Autorità giudiziaria: TAR Emilia Romagna

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Arbitrio e discrezionalità amministrativa: non si può revocare il porto d'armi per una lite in famiglia solo per la paura che, laddove dovesse succedere un episodio magari salito agli onori della cronaca, di abuso di arma, qualcuno potrebbe obiettare come mai non si sia provveduto a revocarne il porto essendo accaduto in precedenza un altro fatto di natura simile a quello che in questo caso ha condotto alla revoca impugnata.

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29 Apr 2015
Sentenza

Sentenza

Prova scientifica nel processo penale (Cass., 18080/15)

Autorità giudiziaria: Cassazione penale

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Escluso che la prova scientifica introduca un sistema di prova legale, che limiti la libera formazione del convincimento del giudice, ciò che il giudice deve compiere è la verifica critica in ordine all'affidabilità delle informazioni che utilizza ai fini della spiegazione del fatto.

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27 Apr 2015
Sentenza

Sentenza

Prostituzione anche in videoconferenza (Cass. 17394/15)

Autorità giudiziaria: Cassazione penale

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Le prestazioni sessuali eseguite in videoconferenza, in modo da consentire al fruitore delle stesse di interagire in via diretta ed immediata con chi esegue la prestazione, con la possibilità di richiedere il compimento di atti sessuali determinati, assume il valore di atto di prostituzione: infatti, con in tale definizione deve farsi rientrare qualsivoglia attività sessuale, posta in essere dietro corrispettivo di denaro, anche se priva di contatto fisico tra prostituta e cliente, i quali possono trovarsi addirittura in luogo diverso. Unica condizione è la possibilità per il secondo di interagire con la prima.

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Le sentenze pubbblicate  sono ovviamente frutto di personalissima scelta: alcune condivisibili, altre meno. Nessuna è peraltro vincolante in un altro giudizio.
 
L'Italia è infatti un paese di cd. civil law, sistema sviluppato nell'Europa continentale a partire dal diritto romano-giustinianeo
 
Il sistema giuridico di civil law(tradizionalmente distinto dai sistemi dicommon law) si basa su un ruolo importante dell'università (dottrina giuridica e educazione dei giuristi) e su un sistema di codici(aggregato omogeneo di leggi e norme).In questi sistemi il giudice si deve attenere, per quanto possibile, alla lettera della legge, come disposto dall'articolo 12 delle Preleggi (introdotte come il codice civile con regio decreto 16 marzo 1942, n. 262), articolo rubricato interpretazione della legge:
 
Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore. Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i princìpi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato.
 
In sintesi (ma i problemi non mancano di certo): una sentenza non costituisce un precedente vincolante, ma con lo sviluppo del sistema giuridico sempre maggiore autorevolezza viene attribuita alla giurisprudenza, in particolare quella della Corte di Cassazione. Le decisioni di tale giudice, pur non avendo forza di legge, sono infatti utilizzate dai giudici di merito per formare le proprie sentenze (cd. funzione nomofilattica onomofiliachia). Ciò perchè le sentenze delle corti supreme contengono o enunciano principi di diritto da cui è difficile discostarsi motivatamente.

Difficile, ma non impossibile: in questo sviluppo dell'interpretazione del diritto sta uno dei compiti più alti per l'avvocatura, attore (e non spettatore) della giustizia. 

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Chiamare l'avvocato non è una minaccia (Cass., 20320/15)

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Peso della sostanza stupefacente e ingente quantità (Cass. 20140/14)

Nel reato di detenzione a fini di spaccio, ciò che conta non è il mero dato pendolare, che deve essere valutato anche con riferimento al numero di dosi ricavabili o commentato in relazione ad altra contingente peculiarità dello specifico caso: in ogni caso, i parametri abrogati mantengono la loro efficacia in funzione di dato oggettivo esterno ragionevole e tecnicamente affidabile.


Gelosia ossessiva può essere reato (Cass, 20126/15)

Anche la gelosia può essere reato: il delitto di maltrattamenti in famiglia può derivare dal continuo ed invasivo controllo da parte del marito, divorato appunto da una patologica ed incontenibile gelosia nei confronti della moglie.


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