9 Lug 2014
Sentenza

Sentenza

Tortura e divieto di estradizione: basta lo sforzo del governo brasiliano (cass. pen., 30087/14)

Autorità Cassazione penale

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Per dare corso all'estradizione vi deve essere la verifica di condizioni ostative, fra i quali il mancato rispetto dei diritti fondamentali nello stato richiedente (artt. 698, comma 1, e 705, comma 2, c.p.p.): se è vero che la sussistenza dei presupposti per negare l'estradizione può essere desunta anche da documenti e rapporti elaborati da organizzazioni non governative (quali, ad es., "Amnesty International" e "Human Rights Watch"), la cui affidabilità sia generalmente riconosciuta sul piano internazionale, per ritenere superate le perplessità basta che le autorità "si sforzino".

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8 Lug 2014
Sentenza

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Farmaco a base di alcool e guida in stato di ebbrezza (Cass. pen., 29888/14)

Autorità Cassazione penale

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L'elemento psicologico del reato di guida in stato di ebbrezza ben può essere integrato anche dalla colposa condotta, data dalla assunzione di bevande alcoliche in concomitanza con l'utilizzo di farmaci a base alcolica, prima di porsi alla guida di un autoveicolo.

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8 Lug 2014
Sentenza

Sentenza

Bis in idem in assenza di trattati internazionali (Cass. pen., 29664/14)

Autorità Cassazione penale

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Il principio ne bis in idem rispetto alle sentenze straniere non è principio generale di diritto riconducibile alla categoria delle norme dei diritto internazionale generalmente riconosciuto, oggetto di ricezione automatica ai sensi dell'art. 10 della Costituzione.

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30 Giu 2014
Sentenza

Sentenza

Giudicato penale e azione amministrativa (Cons. Stato 3282/14)

Autorità Consiglio di Stato

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Laddove l'autorità amministrativa non abbia preso parte al giudizio penale concluso con l’assoluzione del ricorrente non sussiste alcun vincolo di giudicato ex art. 652 c.p.p. che impedisca l’autonomo apprezzamento dei fatti oggetto dei provvedimenti impugnati da parte del G.A.: quindi il giudice amministrativo, in mancanza di un espresso divieto di legge e in ossequio al principio dell’atipicità delle prove, ben può utilizzare come fonte anche esclusiva del proprio convincimento le prove raccolte nel giudizio penale conclusosi con sentenza non esplicante autorità di giudicato nei confronti di tutte le parti della causa amministrativa e ricavare gli elementi di fatto dalla sentenza e dagli altri atti del processo penale, purché le risultanze probatorie siano sottoposte a un autonomo vaglio critico svincolato dall’interpretazione e dalla valutazione che ne abbia già dato il giudice penale, e purché la valutazione del materiale probatorio sia effettuata in modo globale e non frammentaria e limitata a singoli elementi di prova”.

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10 Giu 2014
Sentenza

Sentenza

Colpa medica e procedura di emergenza (Cass. Pen., 24528/14)

Autorità Cassazione penale

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Nella valutazione sul profilo soggettivo della della colpa, vanno considerate le contingenze del caso concreto con conseguenze sulla concreta esigibilità della condotta astrattamente doverosa: nelle emergenza anche le cose facili sono difficili.

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5 Giu 2014
Sentenza

Sentenza

Diffamazione scriminata se contenuta in un esposto (Cass. pen., 23579/14)

Autorità Corte di Cassazione

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Nella presentazione di un esposto con il quale si richieda l'intervento della autorità amministrativa su fatto del dipendente "ritenuto" contrario alla deontologia, anche se nel comunicato vengono usate espressioni oggettivamente aspre e polemiche, non è configurabile il delitto di diffamazione. Infatti, nel bilanciamento tra due beni costituzionalmente protetti, il diritto di critica (art. 21 Cost.) e quello alla dignità personale (artt. 2 e 3 Cost.), occorre dare la prevalenza alla libertà di parola, senza la quale la dialettica democratica non potrebbe realizzarsi.

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5 Giu 2014
Sentenza

Sentenza

Ne bis in idem ex art. 54 CAAS e sentenza di non luogo a procedere

Autorità Corte di giustizia

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L’articolo 54 della convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, del 14 giugno 1985, tra i governi degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese relativo all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni, firmata a Schengen (Lussemburgo) il 19 giugno 1990, deve essere interpretato nel senso che una decisione di non luogo a procedere che osta, nello Stato contraente in cui tale decisione è stata emessa, a un nuovo procedimento penale per i medesimi fatti contro la stessa persona che ha beneficiato di detta decisione, salvo sopravvenienza di nuovi elementi a carico di quest’ultima, deve essere considerata una decisione che reca una sentenza definitiva, ai sensi di tale articolo, e che preclude pertanto un nuovo procedimento contro la stessa persona per i medesimi fatti in un altro Stato contraente (per approfondimenti, cfr. l'articolo sul "Ne bis in idem in ambito nazionale e ambito comunitario[sitetree_link,id=60][sitetree_link,id=312]").

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3 Giu 2014
Sentenza

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Assegno di mantenimento non può essere sostituito da regali (Cass. Pen. 23017/14)

Autorità Corte di Cassazione

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Il regalo occasionale da parte del genitore obbligato al mantenimento non è alternativo alla regolare contribuzione. 

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27 Maggio 2014
Sentenza

Sentenza

Ne bis in idem fra art. 54 CAAS e at. 50 Carta dei diritti UE (CGE, Spasic, C‑129/14 PPU)

Autorità Corte di giustizia europea

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 L’articolo 54 della convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen è compatibile con l’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea anche nella parte nella quale subordina l’applicazione del principio del ne bis in idem alla condizione che, in caso di condanna, la sanzione «sia stata eseguita» o sia «in corso di esecuzione attualmente»; peraltro, l’articolo 54 della suddetta convenzione deve essere interpretato nel senso che il solo pagamento della sanzione pecuniaria penale, inflitta ad una persona che con la medesima decisione di un giudice di un altro Stato membro sia stata condannata ad una pena detentiva che non è stata eseguita, non consente di considerare che la sanzione sia stata eseguita o sia in corso di esecuzione ai sensi di tale disposizione.

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26 Maggio 2014
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Licenziato il consumatore di stupefacenti (Cass. Civ., 11715/14)

Autorità Cassazione civile

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Nella valutazione della sussistenza del giustificato motivo oggettivo di licenziamento di un lavoratore avente le mansioni di guida di automezzi pesanti di trasporto di rifiuti sulla pubblica via, il quale, con sentenza penale di condanna per il reato di detenzione illegale di sostanze stupefacenti sia risultato consumatore di sostanze stupefacenti, è necessario - nella situazione normativa antecedente l'emanazione della disciplina attuativa dei primi due commi dell'art. 125 del d.P.R. n. 308 del 1990 - che il lavoratore fornisca piena prova, attraverso la produzione dell'esito di esami tossicologici ad hoc - del proprio avvenuto pieno recupero, con la conseguente dismissione dell'abitudine al consumo di sostanze stupefacenti, la quale - anche al di sotto della soglia della tossicodipendenza- è da sola sufficiente ad inibire la guida di veicoli su strada (ex art. 187 del codice della strada) e ad esporre il datore di lavoro al rischio di essere chiamato a rispondere di eventuali danni cagionati a terzi.

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Le sentenze pubbblicate  sono ovviamente frutto di personalissima scelta: alcune condivisibili, altre meno. Nessuna è peraltro vincolante in un altro giudizio.
 
L'Italia è infatti un paese di cd. civil law, sistema sviluppato nell'Europa continentale a partire dal diritto romano-giustinianeo
 
Il sistema giuridico di civil law(tradizionalmente distinto dai sistemi dicommon law) si basa su un ruolo importante dell'università (dottrina giuridica e educazione dei giuristi) e su un sistema di codici(aggregato omogeneo di leggi e norme).In questi sistemi il giudice si deve attenere, per quanto possibile, alla lettera della legge, come disposto dall'articolo 12 delle Preleggi (introdotte come il codice civile con regio decreto 16 marzo 1942, n. 262), articolo rubricato interpretazione della legge:
 
Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore. Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i princìpi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato.
 
In sintesi (ma i problemi non mancano di certo): una sentenza non costituisce un precedente vincolante, ma con lo sviluppo del sistema giuridico sempre maggiore autorevolezza viene attribuita alla giurisprudenza, in particolare quella della Corte di Cassazione. Le decisioni di tale giudice, pur non avendo forza di legge, sono infatti utilizzate dai giudici di merito per formare le proprie sentenze (cd. funzione nomofilattica onomofiliachia). Ciò perchè le sentenze delle corti supreme contengono o enunciano principi di diritto da cui è difficile discostarsi motivatamente.

Difficile, ma non impossibile: in questo sviluppo dell'interpretazione del diritto sta uno dei compiti più alti per l'avvocatura, attore (e non spettatore) della giustizia. 

Recenti Pubblicazioni


Tortura e divieto di estradizione: basta lo sforzo del governo brasiliano (cass. pen., 30087/14)

Per dare corso all'estradizione vi deve essere la verifica di condizioni ostative, fra i quali il mancato rispetto dei diritti fondamentali nello stato richiedente (artt. 698, comma 1, e 705, comma 2, c.p.p.): se è vero che la sussistenza dei presupposti per negare l'estradizione può essere desunta anche da documenti e rapporti elaborati da organizzazioni non governative (quali, ad es., "Amnesty International" e "Human Rights Watch"), la cui affidabilità sia generalmente riconosciuta sul piano internazionale, per ritenere superate le perplessità basta che le autorità "si sforzino".




Giudicato penale e azione amministrativa (Cons. Stato 3282/14)

Laddove l'autorità amministrativa non abbia preso parte al giudizio penale concluso con l’assoluzione del ricorrente non sussiste alcun vincolo di giudicato ex art. 652 c.p.p. che impedisca l’autonomo apprezzamento dei fatti oggetto dei provvedimenti impugnati da parte del G.A.: quindi il giudice amministrativo, in mancanza di un espresso divieto di legge e in ossequio al principio dell’atipicità delle prove, ben può utilizzare come fonte anche esclusiva del proprio convincimento le prove raccolte nel giudizio penale conclusosi con sentenza non esplicante autorità di giudicato nei confronti di tutte le parti della causa amministrativa e ricavare gli elementi di fatto dalla sentenza e dagli altri atti del processo penale, purché le risultanze probatorie siano sottoposte a un autonomo vaglio critico svincolato dall’interpretazione e dalla valutazione che ne abbia già dato il giudice penale, e purché la valutazione del materiale probatorio sia effettuata in modo globale e non frammentaria e limitata a singoli elementi di prova”.




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